Sociale
«Il debito lo paghino i grandi patrimoni, i grandi profitti, i grandi redditi» PDF Stampa E-mail
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Sabato 26 Novembre 2011 14:58

 


 

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( La creazione del Debito Pubblico risale al 1861, anno in cui fu proclamata l'unità d'Italia. Il governo del giovane Regno si preoccupò di unificare i debiti pubblici degli ex Stati italiani. Il Ministro Bastogi istituì il Gran Libro del Debito Pubblico in cui vennero iscritti i debiti perpetui, o irredimibili, degli Stati preunitari.I certificati nominativi del Debito Pubblico del Regno d'Italia sono valorizzati dalle effigi dei regnanti di Casa Savoia. - Testo performancetrading ; foto Firmiamo)

 

 

 


 

 

«Non paghiamo il debito», o «Noi il debito non lo paghiamo»? Non sarebbe meglio: «Il debito lo paghino i grandi patrimoni, i grandi profitti, i grandi redditi»?

 

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di Maurizio Pallante e il Movimento per la Decrescita Felice


Nel dibattito politico sulla crisi dei debiti pubblici che si svolge tra i movimenti al di fuori delle sedi istituzionali si utilizzano due slogan come se fossero equivalenti o intercambiabili: «Non paghiamo il debito» e «Noi il debito non lo paghiamo». In realtà, per quanto verbalmente simili, si tratta di due messaggi del tutto diversi e questa ambiguità genera una confusione su cui è necessario fare chiarezza. Il primo slogan propone che il debito pubblico accumulato negli scorsi decenni e che attualmente (2011) ha raggiunto il 119 per cento del prodotto interno lordo, non venga pagato. Che lo Stato dichiari la sua insolvenza. Il secondo propone che i costi del debito non vengano scaricati sulle classi popolari, ma sui grandi patrimoni, i grandi profitti, i grandi redditi che sono stati alimentati dalla spesa pubblica in deficit: sulle imprese multinazionali che hanno ottenuto commesse di grandi opere dallo Stato e dai suoi apparati periferici, sui manager superstipendiati e super liquidati delle aziende a partecipazione pubblica e delle banche, sulla casta dei politici, sugli speculatori in borsa che hanno ricavato enormi profitti dalle transazioni finanziarie e dalle operazioni allo scoperto sui titoli del debito pubblico, sulle banche che dagli investimenti nei titoli di Stato hanno ottenuto tassi d’interesse crescenti in proporzione alla crescita dei debiti pubblici.


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Ultimo aggiornamento Domenica 27 Novembre 2011 13:15
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Pil della Felicità PDF Stampa E-mail
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Sabato 22 Maggio 2010 15:13

LECCE BATTE TUTTI



 

Repubblica — 22 settembre 2009   pagina 9   sezione: BARI

LECCE è la prima provincia pugliese secondo l' indice del benessere interno lordo. La graduatoria del Bil, pubblicata da Il Sole-24 Ore in collaborazione con il Centro studi Sintesi, analizza il livello di qualità della vita in Italia in base a otto indicatori. Non più l' aspetto quantitativo ma qualitativo: condizioni di vita materiali, speranza di vita, tasso di iscrizione universitaria, spesa pro capite per spettacoli, partecipazione alla vita politica, impatto ambientale, insicurezza e rapporti sociali. La nuova formula, già usata in Canada e Olanda, è stata elaborata dall' economista Joseph Stiglitz e adottata dal presidente francese Sarkozy perché, come sostiene anche la Commissione europea, il Pil non riesce più a leggere in maniera esaustiva il progresso sociale. Lo intuì già nel 1968 Bob Kennedy secondo cui il prodotto interno lordo misurava «tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta», a cominciare dalla «salute delle nostre famiglie, la qualità della loro educazione e la gioia dei loro momenti di svago». Lo studio confronta parallelamente prodotto e benessere interno lordo. Con il nuovo indice dello sviluppo, si scopre che alcune province italiane conquistano posizioni rispetto al parametro economico. Così avviene in Romagna, Marche e Toscana. In tutto sono 103 quelle considerate: al primo posto Forlì con 170,4 punti e all' ultimo Siracusa con 44,5. Lecce, terza nel Mezzogiorno dopo Campobasso e Matera, guadagna il primato del benessere pugliese: 44esimo posto con 111 punti, ben 11 in più rispetto alla media delle province analizzate e 53 posizioni guadagnate rispetto alla classifica del prodotto interno lordo. Dopo Avellino e Salerno, al 78esimo posto della felicità italiana c' è Bari che con 86,6 punti perde una posizione nella classifica dell' indice economico. In quest' ultima migliora invece di nove Foggia che con 71,7 punti occupa il 90esimo posto per benessere economico. Sei posti più giù con 61 punti la provincia di Taranto la cui produzione economica non riflette la qualità della vita, compromessa dall' impatto ambientale: ben dieci le posizioni perse in relazione al Pil. Fanalino di coda la provincia di Brindisi che fa compagnia a Napoli, Caltanissetta e Siracusa. E' al 100esimo posto, ultima in tutta la Puglia con appena 49,7 punti e a meno sette per valore di beni e servizi prodotti. «Mi sembrano dati retrodatati che però vanno considerati con attenzione. Ci sono città che subiscono la crisi più pesantemente rispetto a Brindisi dove l' attività industriale non ne ha risentito molto. Se c' è un fattore invece che ci ha fatto scivolare in basso è la partecipazione dei cittadini alla vita collettiva» così commenta Domenico Mennitti, sindaco di Brindisi. - FRANCESCO CLEMENTE MATILDE CONTE


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Ultimo aggiornamento Sabato 22 Maggio 2010 15:22
 
Lecce sulla rivista Lonely Planet's PDF Stampa E-mail
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Sabato 22 Maggio 2010 15:09

«Turismo, Lecce tra le 10 migliori città al mondo in cui vivere»

 

 

LONDRA - Con la crisi Londra e Islanda sono diventate mete turistiche economiche e con un ottimo rapporto qualità-prezzo. È quanto sostiene la Lonely Planet, casa editrice australiana delle famose guide, nel suo «Best in Travel 2010» dedicato alle 10 destinazioni più convenienti. Fra le 10 città migliori in assoluto consigliate per l’anno nuovo, invece, ne figura una italiana, Lecce, accanto a località rinomate come Abu Dhabi, Istanbul o Singapore. 

Nella «Top 10» delle destinazioni appetibili anche per il portafogli sono inserite Sudafrica, India, Malaysia, Messico, Bulgaria, Kenya e Las Vegas, in Nevada. Ma il consiglio più «hot» è la terra dei ghiacci, l’Islanda, piegata dalla crisi delle sue banche e decisa ad attrarre turisti con prezzi che ne fanno la regina tra le destinazioni economiche di qualità. 

«Avete sempre desiderato di scoprire questo Paese magico e misterioso ma siete stati scoraggiati dai suoi prezzi proibitivo? Il 2010 è il vostro anno», scrive la Lonely Planet. Al secondo posto la Thailandia che resta uno dei soggiorni lontani meno cari per gli europei». Raccomandata anche Londra, «diventata molto più accessibile» per gli stranieri grazie al cambio favorevole e a pasti alberghi che «costano anche la metà rispetto a qualche anno fa». 

I 10 Paesi migliori da visitare in assoluto sono El Salvador, Germania, Grecia, Malaysia, Marocco, Nepal, Nuova Zelanda, Portogallo, Suriname e Stati Uniti. Lecce fa capolino tra le 10 città migliori in cui soggiornare: le altre sono Abu Dhabi, Charleston (Sud Carolina), Cork (Irlanda), Cuenca (Ecuador), Istanbul, Kyoto, Sarajevo, Singapore e Vancouver.


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Ultimo aggiornamento Sabato 22 Maggio 2010 15:13